Da febbraio 2026 il mondo ha vissuto quello che, sulla carta, doveva essere il più grave shock petrolifero dal 1973-74.
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz con oltre 10 milioni di barili al giorno di offerta sottratti al mercato in un mese.
Gli analisti parlavano di petrolio a 200 dollari, Invece non è successo grazie quasi solamente ai provvedimenti presi dalla Cina.
Le leve di Pechino: misure congiunturali e strutturali
Pechino ha risposto alla crisi con due tipi di leve, molto diverse tra loro:
Misure congiunturali, pensate per guadagnare tempo, tra le quali il taglio delle importazioni di greggio del 32% in un trimestre; i prelievi dalle riserve commerciali e più carbone nelle centrali elettriche (+3%), per compensare la minore disponibilità di gas.
Misure strutturali, tra cui:l’accelerazione della sostituzione del parco di auto a motore endotermico (Oltre il 60% delle auto vendute in Cina nei primi 5 mesi 2026 sono elettriche).
Ma soprattutto interventi sul trasporto pesante.
I carburanti alternativi nell’autotrasporto pesante sono cresciuti del 90% su base annua tra gennaio e giugno 2026, riducendo il consumo di diesel in uno dei mercati di carburante per trasporti più grandi al mondo. Questo dato è cruciale perché il trasporto merci pesante è storicamente il segmento più difficile da elettrificare (per densità energetica delle batterie, autonomia e tempi di ricarica), e la sua rapida conversione segnala una maturità tecnologica e infrastrutturale cinese superiore alle attese.
Il risultato è stato un calo del 9% della domanda petrolifera nel secondo trimestre, pari a circa 1,5 milioni di barili/giorno.
Un volume paragonabile all’eccesso di offerta che nel 2014 fece crollare i prezzi del petrolio del 50%.
Il crollo della domanda e il cambio di paradigma sulle emissioni
Solo che questa volta l’eccesso è stato assorbito dalla contrazione fisica dell’offerta del Golfo, invece di travolgere il mercato.
Il dato sulle emissioni è ancora più interessante.
Nel secondo trimestre 2026 la CO2 cinese è scesa dell’1%, nonostante il carbone sia aumentato del 3%.
È la prima volta che il calo emissivo cinese è guidato dal petrolio e non dal carbone: si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma.
Il futuro: la Cina oltre il picco del petrolio
Il carbone tornerà comunque a scendere quando passerà El Niño e si normalizzerà il consumo di gas e l’elettrificazione dei trasporti pesanti cinesi non si fermerà: è scritta nel 15° Piano Quinquennale, con obiettivi di elettrificazione del trasporto merci al 2030 insieme a un piano triennale che inasprisce gli standard di efficienza e intensità di carbonio in nove settori industriali pesanti (acciaio, alluminio, cemento, vetro piano, raffinazione, etilene, ammoniaca, metanolo ed elettricità da carbone) e regole più severe sulla sostituzione della capacità nell’acciaio.
Questo significa che la Cina potrebbe avere superato il picco di consumi di petrolio e incominciato veramente la transizione verso un economia a basse emissioni di carbonio.











