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Home » Blog » La Cina corre da sola nel fotovoltaico: il boom del solare che sta riscrivendo gli equilibri energetici del pianeta
Solare

La Cina corre da sola nel fotovoltaico: il boom del solare che sta riscrivendo gli equilibri energetici del pianeta

Giuseppe Moi
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Giuseppe Moi
22 Giugno 2026
7 Min Read
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Il sorpasso che cambia la geografia dell’energia mondiale

Esistono numeri destinati a entrare nei libri di storia perché descrivono un cambiamento, non semplicemente una crescita. Il dato diffuso dall’ultimo Global Electricity Review di Ember appartiene senza dubbio a questa categoria: nel 2025 la Cina ha aggiunto 336 terawattora (TWh) di nuova produzione elettrica da fotovoltaico, superando da sola il resto del mondo, che nello stesso periodo si è fermato a circa 300 TWh.

Contents
  • Il sorpasso che cambia la geografia dell’energia mondiale
  • Il fotovoltaico diventa il motore della transizione energetica
  •  Dietro il record c’è una strategia industriale senza precedenti
  • Un futuro più verde, ma anche più dipendente dalla Cina
Paese/RegioneNuova produzione solare nel 2025
Cina336 TWh
Asia esclusa Cina90 TWh
Nord America86 TWh
Europa80 TWh
America Latina e Caraibi24 TWh
Medio Oriente10 TWh
Oceania6 TWh
Africa4 TWh
Resto del mondo esclusa Cina300 TWh
Totale globale636 TWh

Non si tratta soltanto di un nuovo record. È il segnale che il baricentro della transizione energetica mondiale si è ormai spostato verso Oriente. Mentre Europa, Nord America e gli altri Paesi asiatici continuano ad aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili, Pechino procede con una velocità che, almeno per ora, non ha paragoni.

Per comprendere la portata del fenomeno basta un confronto: l’energia solare aggiunta dalla Cina in un solo anno supera l’intero consumo elettrico annuale del Regno Unito. Un risultato che fino a pochi anni fa sarebbe apparso irrealistico e che oggi testimonia la capacità del gigante asiatico di trasformare gli obiettivi climatici in una strategia industriale di lungo periodo.

È una trasformazione che va oltre la semplice produzione di elettricità. La domanda da porsi, infatti, è un’altra: stiamo assistendo alla nascita di una nuova leadership energetica mondiale?

Il fotovoltaico diventa il motore della transizione energetica

Il 2025 potrebbe rappresentare un punto di svolta nella storia dell’energia. Per il quarto anno consecutivo il fotovoltaico è stato la fonte elettrica con la maggiore crescita assoluta, raggiungendo un incremento globale di 636 TWh, circa un terzo in più rispetto al record registrato nel 2024.

Ma il dato più significativo non riguarda soltanto il solare. Riguarda ciò che il solare ha reso possibile.

Per la prima volta, infatti, la crescita delle fonti rinnovabili è stata sufficiente a coprire gran parte dell’aumento della domanda mondiale di elettricità, limitando il ricorso ai combustibili fossili. Cina e India hanno svolto un ruolo decisivo in questo risultato, riducendo la produzione da carbone e gas proprio grazie alla rapidissima espansione delle energie pulite.

È un cambiamento che modifica il paradigma energetico degli ultimi decenni. Fino a ieri, ogni aumento della domanda elettrica comportava quasi inevitabilmente un incremento delle emissioni. Oggi, invece, il fotovoltaico inizia a sottrarre spazio alle fonti tradizionali, diventando non più un semplice complemento del sistema energetico, ma uno dei suoi pilastri.

Naturalmente il percorso è ancora lungo. L’intermittenza della produzione solare richiede reti elettriche più intelligenti, sistemi di accumulo sempre più efficienti e infrastrutture capaci di gestire grandi quantità di energia distribuita. Tuttavia la direzione appare ormai tracciata.

 Dietro il record c’è una strategia industriale senza precedenti

Come ha fatto la Cina a raggiungere numeri tanto impressionanti?

La risposta non dipende esclusivamente dalle dimensioni del Paese o dalle favorevoli condizioni climatiche. Il vero vantaggio competitivo è rappresentato dalla filiera industriale costruita negli ultimi quindici anni. Oggi Pechino controlla gran parte della produzione mondiale di polisilicio, wafer, celle fotovoltaiche e moduli, oltre a una rete manifatturiera capace di abbattere i costi e accelerare i tempi di installazione.

Questo dominio industriale genera un effetto a catena. Più aumenta la produzione, più diminuiscono i costi; più diminuiscono i costi, più cresce la domanda globale. È un circolo virtuoso che ha permesso alla Cina di consolidare una posizione difficilmente replicabile nel breve periodo.

Allo stesso tempo, però, questa leadership apre interrogativi strategici. Una parte sempre più consistente della transizione energetica mondiale dipende infatti dalla capacità produttiva cinese. Eventuali tensioni commerciali, restrizioni alle esportazioni o cambiamenti nelle politiche industriali potrebbero avere ripercussioni ben oltre i confini nazionali.

Non è soltanto una questione economica. È una questione di equilibrio geopolitico.

Un futuro più verde, ma anche più dipendente dalla Cina

La crescita del fotovoltaico rappresenta una delle notizie più incoraggianti nella lotta ai cambiamenti climatici. Ogni nuovo impianto riduce il ricorso alle fonti fossili, contribuisce a contenere le emissioni e rende più sostenibile il sistema energetico globale. Sarebbe difficile sostenere il contrario.

Eppure sarebbe altrettanto sbagliato osservare questi risultati con eccessivo entusiasmo, dimenticando le sfide ancora aperte.

L’espansione del solare richiede enormi quantità di materie prime, infrastrutture di rete sempre più sofisticate e sistemi di accumulo che, almeno oggi, non crescono con la stessa velocità dei pannelli installati. Inoltre, una concentrazione così marcata della produzione mondiale in un solo Paese rischia di creare nuove dipendenze strategiche, sostituendo quelle che per decenni hanno caratterizzato il mercato del petrolio e del gas.

La transizione energetica, dunque, non è soltanto una rivoluzione ambientale. È anche una trasformazione industriale e politica, destinata a ridefinire gli equilibri economici del XXI secolo.

Il record cinese racconta proprio questo. Non solo la straordinaria espansione del fotovoltaico, ma la capacità di un Paese di pianificare, produrre e installare infrastrutture energetiche a una velocità senza precedenti. Il sole, oggi, illumina una nuova fase della decarbonizzazione globale. Ma proietta anche un’ombra destinata ad accompagnare il dibattito dei prossimi anni: quanto può essere davvero indipendente una transizione energetica che dipende, in misura crescente, dalla leadership industriale di una sola nazione?

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