La povertà energetica è una delle forme più concrete della disuguaglianza. E con la crisi climatica rischia di diventare ancora più grave.
Non poter riscaldare adeguatamente la propria casa d’inverno o raffrescarla durante le ondate di calore. Essere costretti a scegliere tra pagare una bolletta e affrontare altre spese essenziali.
Vivere in abitazioni inefficienti che consumano troppo e proteggono troppo poco.
La povertà energetica è una delle forme più concrete della disuguaglianza. E con la crisi climatica rischia di diventare ancora più grave.
L’energia non serve più soltanto a proteggerci dal freddo: durante estati sempre più calde, poter vivere in una casa sicura e climaticamente adeguata è una questione di salute, dignità e libertà.
Per questo la transizione energetica deve essere prima di tutto una transizione equa e questo significa ridurre strutturalmente le bollette, efficientare le abitazioni partendo dalle famiglie più fragili e le scuole, sostenere autoconsumo e comunità energetiche e accelerare sulle rinnovabili.
Ma c’è un punto politico decisivo: trasformare i profitti straordinari in diritti garantiti per le persone.
Quando l’aumento dei prezzi dell’energia mette in difficoltà milioni di famiglie e contemporaneamente genera extraprofitti per grandi operatori del settore, una parte di quella ricchezza deve tornare alla società.
Tassare gli extraprofitti non significa punire chi produce ricchezza. Significa impedire che una crisi allarghi ancora di più le disuguaglianze.
Significa trasformare una rendita eccezionale in diritti universali.
Dagli extraprofitti alle bollette più sostenibili.
Dagli extraprofitti alle case popolari efficientate.
Dagli extraprofitti alle comunità energetiche nei quartieri più fragili.
Dagli extraprofitti alla garanzia che nessuno debba scegliere tra accendere il riscaldamento, il condizionatore o comprare ciò che serve per vivere.
La ricchezza straordinaria generata da un bene essenziale deve contribuire a garantire l’accesso a quel bene essenziale.
Questo è il passaggio che dobbiamo costruire: dai profitti ai diritti, dalla rendita alla redistribuzione, dalla crisi alla giustizia sociale.
Perché l’energia è un diritto. E la transizione ecologica sarà giusta solo se questo diritto sarà garantito a tutte e tutti.
