È questo è l’hype nel nucleare. Si magnifica come indispensabile una tecnologia che diviene sempre meno competitiva rispetto alle rinnovabili e alle batterie da accumulo.
Ci sono comportamenti che sono facili da individuare e condannare come “cattiva scienza”: falsificare i dati, come esempio su tutti. Selezionarne solo alcuni o escludere quelli che contraddirebbero la propria ipotesi.
Tuttavia, c’è un aspetto che è difficile da individuare: il cosiddetto “hype”, che potremmo tradurre con “sensazionalismo”, cioè esaltare in modo esagerato dei risultati scientifici al fine di “vendere” meglio la propria ricerca.
Purtroppo, chi parla senza aver mai fatto scienza per davvero, dagli influencer con la laurea triennale o magistrale, o peggio politici senza scrupoli, sono i primi a propagandare questo inganno, sfruttano per raccontare una presunta convenienza o peggio necessità del nucleare, la quale non esiste nei fatti.
In questi giorni è un fiorire di roboanti interviste da parte di esponenti del centrodestra che magnificano il DDL 2669 (Nucleare).
Pichetto Fratin: “abbiamo lavorato per i nostri figli” (!)
Squeri “asse pubblico-privato con lo Stato Garante”.
Questo non è solo il governo con maggior durata nella storia della Repubblica, ma è anche quello che è in assoluto più favorevole al nucleare (sulla carta), considerando anche che parte dell’opposizione (Azione, Renzi, +Europa) è d’accordo sul ritorno al nucleare.
Quali risultati concreti ha portato? Poco e nulla.
Il DDl 2669 che sarà approvato nei prossimi giorni NON farà tornare il nucleare in Italia.
Rappresenterà semplicemente il “quadro giuridico”, cioè le leggi affinché UN GIORNO si possa tornare al nucleare in Italia (chissà).
Tra l’altro, il DDL è una “legge delega”, cioè una cornice all’interno della quale il Parlamento delega il Governo a legiferare.
Per renderlo effettivo serviranno una serie di “decreti attuativi”.
Ma attenzione: si fa presto a dire “nucleare”, ma ci sono molte tecnologie diverse: grandi reattori da 1-1.6 GW i cui tempi di costruzione e costi sono esplosi in qualsiasi paese occidentale che ha provato a costruirli recentemente, SMR (Small Modular Reactor) da 300-100 MW, di cui esistono ancora solo prototipi, e AMR (Advanced Modular Reactor) i “reattori che entrano in un container” di cui non ci sono nemmeno i prototipi.
Tra l’altro per avere i reattori “modulari”, cioè fabbricati in serie, serve PRIMA avere le fabbriche dei reattori, che al momento non esistono e chissà se sarà mai conveniente costruirle.
L’altra questione enorme è quella di dove mettere i reattori: infatti l’Italia dal 2010 non riesce nemmeno a trovare il sito per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, che dovremo fare in qualsiasi caso.
Se non si riesce a risolvere un problema che è urgente e importante, quanto tempo ci vorrà realisticamente per trovare i siti degli ipotetici reattori?
Insomma: alla fine di questa legislatura (cinque anni) l’Italia “tornerà” a non si sa quali reattori che non si sa nemmeno dove saranno eventualmente costruiti.
Anche se dovesse esserci di nuovo la stessa maggioranza per altri cinque anni, è improbabile si riesca a vedere un inizio dei lavori nella prossima legislatura.
Questo il quadro reale.
Davvero: ci possiamo permettere di mettere una marea di soldi pubblici e aspettare decenni prima di avere una eventuale produzione significativa da nucleare in Italia?
Anche l’ONU si è arreso all’evidenza. Non sarà purtroppo possibile limitare l’aumento di temperatura globale a +1.5° C.
La temperatura che in Italia salirà molto di più rispetto al resto del mondo, essendo il Mediterraneo una delle zone più colpite dal riscaldamento globale.
Questo non vuol dire che è inutile agire: vuol dire che bisogna agire il prima possibile, e che l’Italia, avendo un territorio fragile, dovrebbe essere in prima fila nel ridurre le emissioni da subito.
Le rinnovabili permettono appunto di abbattere la CO2 emessa dal sistema elettrico molto rapidamente fino all’80-90%.
L’ultimo 10-20% invece sarà complesso, con qualsiasi tecnologia si voglia impiegare.
Davvero, in una situazione di emergenza, che senso ha pensare al 10-20% piuttosto che ad arrivare prima possibile all’80-90%?
Tra 20-30 anni il mondo sarà totalmente cambiato. Ci saranno sicuramente altre soluzioni per quel 10-20% che si vorrebbe coprire con il nucleare.
Perché legarsi le mani bloccando capitali per decenni, soldi che possono essere spesi in modo estremamente più produttivo?
È questo è l’hype nel nucleare. Si magnifica come indispensabile una tecnologia che diviene sempre meno competitiva rispetto alle rinnovabili e alle batterie da accumulo.
Nel 2019 la produzione mondiale di energia da nucleare era di 2.657 TWh, nel 2025 è stata di 2702 TWh. (+45 TWh, +1.7% in sei anni).
Nello stesso periodo l’eolico è cresciuto da 1420 TWh a 2715 TWh (+1295 TWh +91%) il fotovoltaico da 720 TWh a 2778 TWh (2058 TWh+ 286%).
Su che cosa punta il governo italiano? Sul nucleare, purtroppo, perché è una posizione politica spacciata come scienza.
Io posso anche capire che nel 2019 ci fosse ancora scetticismo sulle rinnovabili, ma non arrendersi all’evidenza dei fatti oggi, nel 2026, è surreale.
Tra l’altro, le rinnovabili, quando le regioni non le bloccano con futili pretesti (vero Sardegna e Toscana), permettono non solo di ridurre le bollette, perché riducono le ore in cui si utilizza il gas ma anche di affrancare la nostra dipendenza energetica dall’estero.
Continuare a puntare su una tecnologia oramai del passato lo posso capire da parte di Pichetto Fratin o di Squeri, che portano acqua al proprio mulino, ma da docente universitario davvero mi cascano le braccia quando vedo i giovani che cascano in questa trappola retorica.
