Il Governo celebra l’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare, ma restano senza risposta questioni fondamentali: i tempi, i costi, il consumo di acqua e la gestione dei rifiuti radioattivi.
Il nucleare richiede grandi quantità di acqua per il raffreddamento. In un Paese come l’Italia, sempre più esposto a siccità, ondate di calore e competizione per la risorsa idrica, dobbiamo chiederci con serietà dove verrà presa quest’acqua e quali conseguenze potrà avere sui territori e sull’agricoltura.
Non possiamo programmare il sistema energetico del futuro ignorando una delle emergenze ambientali più concrete del presente.
E poi c’è una questione che viene prima di ogni nuovo reattore: l’Italia deve ancora realizzare il Deposito nazionale destinato ai rifiuti radioattivi prodotti in passato e a quelli che continuiamo a produrre.
Prima di programmare nuovi impianti, il Governo dovrebbe spiegare ai cittadini dove e quando intende mettere definitivamente in sicurezza quelli che abbiamo già.
Anche parlare di completa indipendenza energetica è fuorviante: l’Italia non dispone di una propria filiera dell’uranio e continuerebbe quindi a dipendere dall’estero per il combustibile.
Infine ci sono i tempi. Anche immaginando un orizzonte di circa vent’anni per disporre di una filiera nucleare pienamente operativa, il nostro sistema energetico ha bisogno di risposte adesso
Famiglie e imprese hanno bisogno di energia a costi sostenibili, il Paese deve accelerare su rinnovabili, accumuli, reti, efficienza energetica e comunità energetiche.
