La decisione di Eni di introdurre dal 28 settembre un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, inizialmente per trenta giorni e con possibilità di proroga fino alla fine dell’anno, è un intervento concreto.
Secondo Eni, il limite è circa 17 centesimi inferiore ai livelli medi attuali.
Ma proprio questa decisione pone una questione politica che il Governo deve chiarire: perché un intervento di questo tipo arriva soltanto adesso?
Eni non è una società qualsiasi. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene direttamente il 2,17% del capitale e, attraverso Cassa Depositi e Prestiti, un ulteriore 30,92%.
Complessivamente, MEF e CDP possiedono il 33,09% di Eni e la stessa società riconosce al MEF un controllo di fatto.
Questo non significa che il Governo possa imporre unilateralmente il prezzo dei carburanti a Eni o alle altre compagnie.
Significa però che dispone di una leva importante di interlocuzione e di indirizzo con una delle principali aziende energetiche del Paese.
Una leva che, di fronte all’aumento del costo dei carburanti, avrebbe potuto essere utilizzata prima.
La domanda, quindi, è semplice: perché non è stato chiesto mesi fa a Eni di fare ciò che oggi viene presentato come una risposta concreta all’emergenza?
E perché non si è lavorato contemporaneamente per coinvolgere anche gli altri operatori?
Non possiamo quantificare con precisione quanto le famiglie avrebbero risparmiato se questa decisione fosse stata adottata prima: servirebbero dati puntuali sui prezzi, sui consumi e sulla durata della misura.
Ma è evidente che ogni riduzione del prezzo del carburante, se applicata per un periodo significativo, incide direttamente sui bilanci familiari e sui costi delle imprese.
Per questo il Governo dovrebbe spiegare non soltanto ciò che sta facendo oggi, ma anche perché non lo abbia fatto prima.
Il tetto Eni non risolve il problema del caro energia e non vale per tutta la rete italiana.
Ma dimostra che esistono margini di intervento e di responsabilità che devono essere utilizzati tempestivamente.
La politica non può limitarsi a ringraziare quando una soluzione arriva. Deve anche assumersi la responsabilità di averla cercata quando serviva.
Se questa possibilità esisteva, gli italiani hanno il diritto di sapere perché sia stata utilizzata soltanto adesso.
