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DUE DISEGNI DI LEGGE PER DIFENDERE IL SUOLO E GOVERNARE LE TRASFORMAZIONI

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Sono felice di comunicarvi che ho depositato in Senato due disegni di legge. Sono due proposte diverse, ma legate da un principio molto semplice: il suolo libero non è uno spazio vuoto in attesa di essere edificato.

Elena Sironi, Movimento 5 StelleFacebook · 7 Agosto 2026

Sono felice di comunicarvi che ho depositato in Senato due disegni di legge.

Settimana scorsa ne è stata annunciata formalmente la presentazione in Aula: sono ufficialmente agli atti come DDL 2004 e DDL 2005.

Sono due proposte diverse, ma legate da un principio molto semplice: il suolo libero non è uno spazio vuoto in attesa di essere edificato.

È una risorsa naturale limitata e non rinnovabile, indispensabile per assorbire l’acqua, contrastare il dissesto idrogeologico, contenere le temperature, custodire biodiversità e sostenere l’agricoltura.

Per questo, prima di occupare e impermeabilizzare nuove aree, dobbiamo recuperare tutto ciò che è già stato costruito, abbandonato o degradato.

Il DDL 2005 introduce una legge-quadro per la protezione e la gestione sostenibile del suolo.

In Italia manca ancora una disciplina nazionale organica capace di contrastare concretamente il consumo di suolo.

Nel frattempo continuiamo a perdere superfici agricole e naturali, mentre nelle nostre città aumentano cemento, isole di calore, rischio di allagamenti e fragilità ambientale.

La proposta stabilisce quindi una gerarchia chiara: il consumo di nuovo suolo deve essere l’ultima possibilità. Prima vengono il riuso del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione urbana ecologicamente sostenibile, il recupero delle aree dismesse, la deimpermeabilizzazione e la rinaturalizzazione dei terreni degradati.

Il testo prevede inoltre un sistema nazionale di monitoraggio, con dati pubblici e accessibili, perché non si può affrontare il problema senza sapere con precisione quanto suolo viene perso, dove e per quali interventi.

Ai Comuni viene richiesto di dotarsi di un Piano del Verde, affinché alberi, parchi, corridoi ecologici e superfici permeabili non siano considerati elementi ornamentali, ma vere infrastrutture ambientali necessarie alla sicurezza e alla qualità della vita.

Viene inoltre rafforzata la tutela delle aree agricole, naturali e forestali, riconoscendo il loro valore non soltanto produttivo, ma anche paesaggistico, climatico ed ecosistemico.

Il DDL 2004 riguarda invece la pianificazione e la localizzazione dei data center e degli hyperscale data center.

I data center sono infrastrutture strategiche per la trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale e i servizi del futuro.

Il loro rapido sviluppo, particolarmente intenso in Lombardia e nell’area metropolitana milanese, comporta però un impatto rilevante sul territorio, sui consumi energetici, sulle risorse idriche e sulle reti.

Non possiamo permettere che la crescita del digitale avvenga senza una programmazione pubblica e si traduca nell’ennesima corsa all’occupazione di terreni agricoli o naturali.

La proposta vieta quindi la realizzazione di queste infrastrutture nelle aree agricole, naturali o spontaneamente rinaturalizzate e indica come scelta prioritaria le aree industriali dismesse, degradate o già impermeabilizzate.

Prevede inoltre che, prima di autorizzare nuovi insediamenti, siano valutati non soltanto gli effetti del singolo progetto, ma anche quelli cumulativi prodotti dalla concentrazione di più strutture nello stesso territorio.

È necessario conoscere quanta energia e quanta acqua richiedono complessivamente e quale impatto producono sulle comunità, sull’ambiente e sulle infrastrutture locali.

Il DDL introduce il monitoraggio dei consumi energetici e idrici, promuove l’utilizzo delle fonti rinnovabili e il recupero del calore generato dai server, che può essere reimpiegato, ad esempio, nelle reti di teleriscaldamento.

Stabilisce inoltre che le infrastrutture necessarie al funzionamento dei data center non debbano scaricare nuovi costi sulla collettività.

La transizione digitale è necessaria e deve essere sostenuta.

Ma innovazione non può significare assenza di regole, né diventare un nuovo alibi per cementificare, consumare acqua ed energia e trasformare irreversibilmente il territorio.

Con questi due disegni di legge vogliamo affermare un modello diverso: recuperare prima di costruire, pianificare prima di autorizzare, misurare gli impatti prima che diventino irreversibili.

Da oggi i DDL 2004 e 2005 iniziano ufficialmente il loro percorso parlamentare.

Continuerò a lavorare perché siano discussi e possano diventare strumenti concreti per proteggere il suolo, accompagnare l’innovazione e garantire alle comunità il diritto di decidere del futuro dei propri territori.

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