L’Unione europea si prepara ad affrontare la stagione invernale con un livello di riempimento degli stoccaggi di gas inferiore rispetto agli anni passati.
Secondo un’analisi di IEEFA (Institute for Energy Economics and Financial Analysis), al 3 ottobre 2026 gli stoccaggi europei risultavano pieni per il 72,4%, il valore più basso registrato in questo periodo dell’anno dall’inizio delle rilevazioni nel 2011.
Pur non configurando un rischio immediato di esaurimento delle scorte, questa situazione riduce il margine di sicurezza del sistema energetico europeo in vista dei mesi più freddi e aumenta la sensibilità del mercato a eventuali tensioni geopolitiche, ondate di freddo o interruzioni degli approvvigionamenti.
Secondo il think tank, la combinazione tra minori riserve disponibili e il divieto europeo di importare GNL russo a partire da gennaio 2027 potrebbe rendere necessario un contenimento della domanda di gas pari a circa il 7% rispetto all’inverno precedente.
Un ruolo sempre più centrale degli stoccaggi
Negli ultimi anni gli stoccaggi hanno assunto una funzione sempre più strategica per l’equilibrio del sistema gas europeo.
Prima della crisi energetica del 2022, essi svolgevano prevalentemente il ruolo di riserva stagionale: il gas veniva immesso durante i mesi estivi e prelevato nel periodo invernale, mentre la flessibilità delle importazioni via gasdotto contribuiva a compensare le variazioni della domanda.
Oggi il contesto è profondamente cambiato.
Dopo la drastica riduzione dei flussi russi verso l’Europa, gli stoccaggi sono diventati uno strumento essenziale per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti durante l’inverno.
Secondo i dati richiamati da IEEFA, la quota della domanda invernale coperta dagli stoccaggi è passata dal 25% nel 2021-2022 al 30% nel 2025-2026, raggiungendo un picco del 33% nell’inverno 2024-2025.
L’aumento del loro utilizzo è legato a due fenomeni paralleli.
Da un lato, dopo il forte calo registrato nel biennio 2022-2023, la domanda europea di gas ha mostrato segnali di ripresa, tornando intorno ai 200 miliardi di metri cubi nei mesi invernali.
Dall’altro, le importazioni nette dell’Unione europea sono rimaste sostanzialmente stabili negli ultimi anni.
Di conseguenza, il sistema ha dovuto fare maggiore affidamento sulle scorte accumulate nei mesi estivi per soddisfare i consumi stagionali.
Perché gli stoccaggi si sono riempiti più lentamente
L’analisi evidenzia anche un elemento meno noto ma particolarmente rilevante: il progressivo deterioramento della convenienza economica degli stoccaggi.
Tradizionalmente gli operatori acquistano gas nei mesi estivi, quando i prezzi tendono a essere inferiori, lo immagazzinano e lo rivendono durante l’inverno.
Il differenziale di prezzo tra le due stagioni rappresenta il principale incentivo economico all’attività di stoccaggio.
Nel corso del 2026, tuttavia, questo spread si è notevolmente ridotto e, in alcuni periodi, è persino diventato negativo, con prezzi estivi superiori a quelli invernali.
In queste condizioni acquistare gas per riempire gli stoccaggi comporta un rischio economico maggiore e offre margini di profitto ridotti.
Secondo IEEFA, ciò ha contribuito a rallentare le iniezioni di gas e a portare l’Europa all’inizio dell’autunno con livelli di riempimento inferiori rispetto al passato.
La minore disponibilità di gas stoccato rappresenta inoltre una criticità tecnica.
Con il diminuire delle riserve, infatti, anche la velocità con cui il gas può essere prelevato tende a ridursi, rendendo più complessa la gestione di eventuali picchi di domanda dovuti a improvvisi abbassamenti delle temperature.
Le prospettive per il mercato europeo
Per compensare l’attuale deficit di stoccaggio l’Europa potrebbe fare maggiore ricorso alle importazioni di gas naturale e di GNL.
Tuttavia, l’analisi stima che questa soluzione avrebbe un costo significativo.
La copertura del fabbisogno aggiuntivo attraverso maggiori importazioni potrebbe infatti comportare una spesa di circa 3 miliardi di euro, un valore superiore del 12% rispetto a quello che la stessa quantità di gas avrebbe avuto nel 2025, a causa dell’aumento dei prezzi sui mercati internazionali.
La capacità di stoccaggio europea resta inoltre fortemente concentrata in pochi Paesi.
Germania, Italia, Paesi Bassi, Francia, Austria e Ungheria rappresentano complessivamente circa l’80% della capacità totale dell’Unione europea, stimata in circa 108 miliardi di metri cubi.
In questo quadro, l’Italia continua a ricoprire un ruolo di primo piano, detenendo circa il 18% della capacità europea di stoccaggio e un livello di riempimento oltre l’89% al 15 ottobre.
La gestione degli stoccaggi continuerà dunque a essere uno dei principali indicatori della resilienza energetica europea.
In uno scenario internazionale caratterizzato da forte volatilità e incertezza geopolitica, il livello delle riserve disponibili all’inizio dell’inverno resta infatti un fattore essenziale per garantire stabilità al mercato e sicurezza degli approvvigionamenti.
Secondo lo studio, investire nell’ampliamento delle infrastrutture di stoccaggio del gas rischia di vincolare l’UE ai combustibili fossili per i prossimi decenni.
L’Istituto propone quindi di orientare le risorse verso pompe di calore, efficientamento energetico degli edifici, elettrificazione industriale ed energie rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre i picchi di domanda di gas nei mesi invernali.
Una prospettiva che, tuttavia, non tiene adeguatamente conto della complessità del sistema energetico e delle esigenze di flessibilità e bilanciamento che accompagneranno lo sviluppo delle fonti rinnovabili non programmabili.
In questo scenario, il gas continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nel garantire la programmabilità della generazione elettrica e la sicurezza degli approvvigionamenti.
La proposta trascura inoltre i limiti tecnici ed economici che ancora ostacolano l’elettrificazione di alcuni processi industriali e i vincoli che, soprattutto nel contesto abitativo italiano, rendono l’installazione delle pompe di calore non sempre praticabile.
La questione, dunque, non è immaginare un sistema energetico senza gas, ma valorizzarne il contributo alla sicurezza e alla flessibilità del sistema, affrontando al contempo la vera sfida per l’Europa: rafforzare la competitività del mercato energetico in un contesto sempre più condizionato dalle dinamiche globali.










