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Il petrolio della Basilicata deve significare due cose: maggiore sicurezza energetica per l’Italia e maggiori benefici per i cittadini lucani

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La Basilicata è una delle principali regioni petrolifere d’Italia, ma i lucani continuano a pagare benzina e gasolio ai prezzi di mercato, risentendo pienamente degli aumenti internazionali e delle tensioni sui mercati energetici.

Per questo ho depositato un’interrogazione ai ministri competenti per sapere quanto petrolio estratto a Tempa Rossa venga effettivamente destinato al sistema di raffinazione nazionale e quanto venga invece esportato attraverso Taranto, quali controlli siano stati effettuati ambiente, salute e sui quantitativi realmente estratti e quale sia la stima aggiornata delle riserve recuperabili ancora presenti nel giacimento.

Secondo TotalEnergies, Tempa Rossa dispone a regime di una capacità produttiva di circa 50.000 barili di petrolio al giorno e il greggio viene inviato attraverso l’oleodotto Val d’Agri-Taranto per lo stoccaggio e la successiva spedizione via mare.

La questione non è soltanto economica: riguarda la tutela dell’ambiente, della Salute e anche della sicurezza energetica nazionale.

In un contesto internazionale instabile, nel quale l’Italia continua a dipendere dalle importazioni di greggio e prodotti petroliferi, occorre capire se sia coerente esportare parte delle nostre risorse strategiche senza prevedere, almeno nelle situazioni di crisi, strumenti capaci di tutelare prioritariamente gli approvvigionamenti del Paese, oltre che la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente.

C’è poi una questione di equità verso i lucani. Nel 2009 il legislatore intervenne già aumentando dal 7 al 10 per cento l’aliquota sulle produzioni di idrocarburi in terraferma e destinando il 3 per cento aggiuntivo ad un Fondo nato proprio per riconoscere misure in favore dei territori interessati dalle estrazioni.

A distanza di oltre quindici anni, con uno scenario energetico e geopolitico profondamente cambiato, riteniamo necessario verificare se quella percentuale sia ancora adeguata.

E quando le crisi internazionali determinano prezzi eccezionalmente elevati e profitti straordinari per gli operatori energetici, non possono essere soltanto famiglie e imprese a sopportarne le conseguenze.

Anche l’Unione europea, durante la precedente crisi energetica, ha introdotto un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle imprese del petrolio, gas e raffinazione e si è mostrata favorevole affinché i singoli Stati introducessero misure simili.

Per questo proponiamo di rivedere le royalty e rilanciare un vero bonus carburante ed energia per i cittadini lucani, prevedendo che una quota maggiore delle entrate derivanti dalle estrazioni e, nelle fasi eccezionali, anche delle risorse recuperate dagli extraprofitti del settore, torni direttamente alle famiglie.

Se aumenta il valore del petrolio e aumentano i profitti straordinari del settore, non possono aumentare soltanto i costi alla pompa.

Deve aumentare anche il ritorno economico per una comunità che mette a disposizione del Paese una risorsa strategica e ne sopporta gli impatti.

Il petrolio della Basilicata deve significare due cose: maggiore sicurezza energetica per l’Italia e maggiori benefici per i cittadini lucani.

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